STORIA

La più antica informazione risale quindi ad un sovrano cinese vissuto nel VII secolo a.c..

All’epoca la Cina appariva culturalmente avanzata rispetto allo situazione europea del tempo. Già con altri animali i cinesi erano giunti a buoni risultati nell’opera di addomesticamento. Non è escluso che essi stessi abbiano potuto creare una situazione favore-vole alla nascita di quest’arte. Nei reperti cinesi della dinastia Han (206 a.c.) sono riscontrabili disegni e dipinti murali rappresentanti scene di caccia con il falco.

Importante fu la diffusione delle tecniche arabe per la Falconeria, più raffinate di quelle europee e portate in occidente soprattutto con le Crociate.

D’esempio è l’utilizzo del cappuccio in sostituzione della cigliatura, cappuccio che si presentava differente dall’attuale, ma che era comunque importante per tranquillizzare l’animale.

Si pensa addirittura che durante le Crociate la Falconeria fosse una funzione di fraternizzazione tra i signori combattenti che arrivarono addirittura a cacciare assieme nei periodi di tregua.

Infatti la storia della nascita della falconeria coincide in larga misura con quella di Federico II di Svevia (1194-1250) che ancora oggi ne risulta il massimo esponente. Idea di Federico era che il Falconiere praticasse questa attività non per il carniere, ma per addestrare il suo falco meglio degli altri e per farsi onore durante la caccia. Per l’imperatore, una giornata senza Falconeria era una giornata persa. Anche quando era in battaglia riusciva a ritrovare ritagli di tempo in cui andare a caccia col falco.

Alla sua corte accolse i più abili falconieri d’oriente, traducendone gli scritti e a sua volta misurandosi nella difficile impresa di compilare l’ampio trattato “De arte venandi, cum avibus”. Sei volumi dedicati alla caccia con il falcone.

Ma anche alla descrizione delle abitudini e agli habitat dei rapaci e delle loro prede. 

Per Federico II nessuna caccia era più nobile e più “intellettuale” di quella col falcone, la quale meglio esprime l’impronta della volontà dell’uomo sull’animale, di questi uccelli che recuperano la libertà eppure tornano a posarsi sul pugno del falconiere.

Fu tra il XV e XVI che giunse al culmine l’arte di addestrare per la caccia i falconi, gli sparvieri, gli astori e le aquile, da allora la falconeria andò via via declinando.

Nei secoli successivi e solo in questo fine secolo, in varie parti del mondo sono nate varie associazioni o accademie che stanno riportando la falconeria come tradizione dell’uomo stesso.

La Sicilia è senza dubbio una di queste, Terra natia di Federico II, in cui sta risplendendo questa leggendaria arte sia per passione che per utilità pubblica, grazie all’operato dell’ A.SI.F.F. di cui Maestro è Agatino Grillo, il quale oltre a studiare il carattere di questi rapaci cerca continuamente, con tutti i suoi collaboratori, il pieno rispetto della specie.